Le origini della cosmesi coreana

I rituali di bellezza e la skincare coreana affondano le loro radici in tempi lontanissimi. L’aspetto esteriore veniva considerato il riflesso della propria anima, infatti, donne e uomini dedicavano grande attenzione alla cura di sé e della propria bellezza.

Questo ha dato origine ad una cultura unica legata ai cosmetici e agli accessori: scrub, lozioni, creme, oli per il viso, ma anche polveri colorate, rossetti e inchiostri per sopracciglia, testimoniano una spiccata sensibilità estetica.

I fagioli mung (Vigna radiata), ricchi di saponine (tensioattivi naturali), venivano macinati e mescolati con acqua per creare saponi.
Oli ed estratti ricavati da semi vegetali, come l’olio di camelia, erano usati come solventi, che erano apprezzati per le loro fragranza delicate e consistenze leggere.
L’olio di albicocca era impiegato per schiarire le macchie cutanee, mentre quello di cartamo, ricco di vitamina E ed acidi grassi, contribuiva a donare alla pelle elasticità, idratazione e luminosità.
L’olio essenziale di chiodi di garofano veniva usato per profumare i cosmetici a base di erbe e cereali; oltre ad avere proprietà disinfettanti naturali, si riteneva che aiutasse a ridurre lo stress e l’affaticamento mentale.
Riso e miglio macinati venivano utilizzati come cipria. Anche alle sopracciglia veniva riservata un’attenzione particolare, così come accade ancora oggi nella beauty routine coreana.
Infine, lo Yeonji, un estratto rosso ricavato dai petali del cartamo, applicato su guance e labbra, riusciva a donare colore e vitalità al volto.

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Periodo dei Tre Regni

Durante il Periodo dei Tre Regni (57 a.C. – 668 d.C.), la cura della pelle era già una pratica consolidata: i cosmetici, conservati in contenitori di terracotta, venivano utilizzati non solo per fini estetici, ma anche come espressione di status sociale e benessere. Il trucco, ancora in fase emergente, si limitava a pochi elementi essenziali, ma cominciava a delinearsi come parte integrante della vita quotidiana, soprattutto tra le classi aristocratiche.

Con l’unificazione dei Tre Regni e l’avvento del periodo di Silla Unificata (668–918), l’uso dei cosmetici conobbe una diffusione più ampia e il trucco divenne via via più marcato. Parallelamente, iniziarono a imporsi nuove mode: le acconciature intrecciate e raccolte, i cerchietti d’oro e gli anelli divennero simboli di eleganza e distinzione, che contribuirono a rafforzare, soprattutto tra le donne, l’interesse per accessori e prodotti di lusso.

Durante la dinastia Goryeo (918–1392), le tecniche cosmetiche raggiunsero livelli di grande raffinatezza. L’attenzione per l’estetica cominciò a tradursi anche nella produzione di specchi in bronzo finemente decorati, considerati veri e propri oggetti d’arte.

Con l’avvento della dinastia Joseon (1392–1910), il Confucianesimo si affermò come fondamento ideologico e morale della società, promuovendo valori quali l’armonia, il rispetto delle tradizioni e la coltivazione della moralità individuale. In questo contesto, per le donne, sobrietà e modestia divennero ideali da incarnare e perseguire attraverso un’eleganza discreta, un aspetto ordinato e un trucco leggero. Quest’ultimo, infatti, andava usato con estrema parsimonia e serviva principalmente per esaltare un buono stato di salute. L’abuso di cosmetici era malvisto: specchi in porcellana, pettini intagliati, fermagli, cappelli e ciondoli decorativi venivano realizzati per arricchire il rituale della cura personale, senza infrangerne i codici morali.

Un ruolo centrale nella trasmissione e nell’evoluzione delle tendenze estetiche fu svolto dalle Kisaeng (o Gisaeng), cortigiane coreane simili alle Geishe giapponesi, protagoniste della letteratura popolare. Queste donne, ammirate per l’eleganza, il talento artistico e la cultura, dettavano le mode e venivano imitate dall’élite dell’epoca. Le loro sopracciglia marcate, la pelle chiara e luminosa, il trucco discreto ma curato, con un leggero tratto di eyeliner e le labbra appena colorate, contribuirono a definire un canone di bellezza che si sarebbe mantenuto nel tempo e che, ancora oggi, influenza profondamente l’estetica coreana contemporanea.

L’epoca post-Joseon

Con la dominazione giapponese (1910–1945), la crescita dell’industria cosmetica locale fu fortemente ostacolata, poiché il mercato venne progressivamente monopolizzato da prodotti giapponesi. Solo dopo la liberazione da quest’ondata di Colonialismo, il settore riuscì a riprendere un timido slancio, bruscamente interrotto dallo scoppio della Guerra di Corea (1950), che riportò il Paese in una condizione di instabilità economica e sociale.

Solo nel 1961, dopo il colpo di Stato di Park Chung-hee, si aprì una fase di trasformazione radicale. Le riforme promosse dal nuovo governo, tra cui una legge che vietava la vendita di prodotti cosmetici stranieri, segnarono l’inizio di una nuova stagione per l’industria coreana della bellezza. Grazie a politiche protezionistiche e ad un rinnovato orgoglio nazionale, il settore ricominciò a prosperare, restaurando la propria identità culturale e riportandola al suo antico splendore, basato da sempre sulla cura della pelle e sull’attenzione verso benessere generale.

La cosmesi coreana oggi

L’enorme successo della cosmesi coreana è stato possibile grazie alla K-wave o Hallyu, l’ondata di popolarità che ha travolto la Corea del Sud.

Alla fine degli anni ‘90, il governo coreano, di fronte ad una crisi finanziaria e ad un decremento nel settore manifatturiero, per far crescere la richiesta di prodotti locali e promuovere il turismo, decide di investire nell’industria dell’intrattenimento, esportando la cultura coreana a livello globale: serie tv, K-pop, moda, fumetti cartoni animati diventano strumenti per un vero e proprio “nation branding”.

Non a caso, gli idol del K-pop e gli attori dei K-drama sono considerati icone di bellezza, fonti d’ispirazione e modelli da seguire: attraverso le campagne pubblicitarie e i social network, valorizzano molti aspetti della K-culture, tra cui la skincare coreana!

La K-beauty, infatti, oggi è rinomata a livello mondiale e la Corea del Sud è leader del settore: produce cosmetici di alta qualità, fondendo ingredienti naturali (basati su una lunga tradizione di utilizzo) con tecnologie scientifiche avanzate. Ciò che caratterizza la bellezza coreana, però, è il suo approccio profondamente olistico, capace di intrecciare corpo e mente in una routine quotidiana pensata non per effetti immediati, ma per risultati duraturi e sostenibili nel tempo.

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